(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Resia (UD) 2 ottobre 2025 – Il progetto GLAS ROK / LA VOCE DELLE MANI, ideato e curato da Istituto Zones Contenuti Culturali di Resia (UD), è un progetto di etnografia visuale contemporanea che investiga, testimonia e “mette in sicurezza” il lessico dell’artigianato, i nomi degli strumenti e degli attrezzi, le declinazioni di gesti antichi.
Con questa azione di antropologia del fare, realizzata grazie alla collaborazione con il videomaker Mattia Comuzzi coadiuvato dal collega Enrico Micelli, IZCC ha ascoltato le voci e i racconti di diversi abili protagonisti del “saper fare” tutti provenienti dalla Val Resia. Abbiamo avuto l’onore di conoscere Clara, che nella sua cucina ci ha svelato la ricetta di un piatto della trazione gastronomica locale, Lino il liutaio che intaglia citire / violini gli strumenti tipici resiani, Nicola uno degli ultimi agricoltori della valle che ancora utilizza la falce a mano per lo sfalcio dei prati, l’artista Morena che dipinge e lavora il legno, Bruno scultore che è a suo agio sia col metallo che col legno.
Questo intervento è stato reso possibile grazie all’importante sostegno della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia che ha concesso all’istituto IZCC un contributo di € 5.000, finanziamento per la promozione di attività e iniziative realizzate in favore del resiano e delle varianti linguistiche della lingua slovena, articolo 22, commi 1 e 2 della L.R. n.26/2007.
Perché era necessario fare questo?
Negli anni, con il generalizzato allontanamento delle persone dalle pratiche dei mestieri di un tempo e con il lento abbandono dell’artigianato in favore di attività più redditizie, spesso si è persa anche la manualità e tutto il patrimonio del sapere fare. Oltre al saper fare, esisteva e (r)esiste un ricco “saper dire”. Si trattava del saper nominare gli oggetti, le materie prime, gli attrezzi – in resiano – dettagliando parti, particolarità e assemblaggi, definendo azioni, tempi e modi del lavoro, ricordandone le fasi fino al raggiungimento dell’obiettivo. Dando un nome, infine, al risultato.
Tutto un patrimonio immateriale dell’oralità oramai in disuso, a rischio di scomparire. Un rischio molto concreto in un contesto, come quello della Val Resia, in cui restano pochi parlanti attivi di una lingua o di un dialetto. Riannodare il filo del sapere con la voce del saper fare, questo era l’obiettivo che IZCC si è posto e che ha trovato nei prodotti visivi realizzati piena soddisfazione.
Al progetto hanno collaborato la fotografa Sonia Ridolfo e la designer Laura Bortoloni di IDA STUDIO che si occupata di realizzare alcune cartoline illustrate che hanno per soggetto proprio i gesti ripresi nei documentari. Questo progetto, quindi, non è stato solo una registrazione passiva di quanto ancora possiamo apprezzare in Val Resia ma anche un’opportunità di creare prodotti culturali nuovi partendo proprio dalla ricerca visuale.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Trieste)



