(Ti Lancio dalla Valle D’Aosta) Aosta 25 agosto 2025 – Le Alpi, termometro del cambiamento climatico, stanno lanciando un segnale di allarme sempre più forte. Il ghiacciaio del Rutor, in Valle d’Aosta, ne è la drammatica testimonianza. I recenti rilievi condotti dall’ARPA Valle d’Aosta rivelano una situazione di eccezionale gravità: a metà della stagione estiva, la quantità di ghiaccio persa è già pari a quella registrata nell’intera estate del 2024. Questo significa che, in un periodo di tempo dimezzato, il ghiacciaio ha subito una perdita equivalente a quella di un intero anno, a conferma di un’accelerazione preoccupante del fenomeno.
I dati sono impietosi: secondo l’ARPA, la fronte destra del ghiacciaio ha già perso ben 4 metri di spessore, un dato che fa suonare un campanello d’allarme non solo per la sopravvivenza del ghiacciaio stesso, ma per l’intero equilibrio idrico della regione. Il Rutor, come gli altri grandi ghiacciai alpini, non è solo una meraviglia naturale, ma una preziosa riserva d’acqua solida che alimenta i corsi d’acqua e garantisce l’approvvigionamento idrico a valle.
La situazione è il risultato di una combinazione di fattori, primo fra tutti l’aumento delle temperature globali che sta rendendo le estati sempre più lunghe e roventi. Questo fenomeno è aggravato dalla scarsità di precipitazioni nevose che, negli ultimi anni, non hanno più la capacità di “ricaricare” i ghiacciai in maniera sufficiente. I dati storici mostrano un trend inequivocabile: dal 1999 al 2024, il fronte est del ghiacciaio del Rutor ha perso circa 700 metri, con un volume complessivo di 19 milioni di metri cubi di ghiaccio perduto.
Il bilancio di massa, ovvero la differenza tra neve accumulata in inverno e ghiaccio sciolto in estate, è costantemente negativo, anche se nel 2024 si era registrato un “rallentamento” rispetto all’ “annus horribilis” del 2022. Purtroppo, i dati attuali indicano che questo rallentamento è stato solo una parentesi e che il 2025 si preannuncia come uno degli anni più critici di sempre per il ghiacciaio.
Gli esperti di ARPA Valle d’Aosta, in collaborazione con il Politecnico di Torino e altre realtà, continuano a monitorare la situazione, utilizzando anche tecnologie di telerilevamento per studiare l’evoluzione del ghiacciaio. Ma i dati che emergono sono inequivocabili e richiamano l’attenzione su un problema che non può più essere ignorato. La salute dei nostri ghiacciai non riguarda solo la montagna, ma la vita di tutti. La loro agonia è il segnale che dobbiamo agire con urgenza per contrastare il cambiamento climatico e preservare le nostre preziose risorse idriche.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Trieste)



