(Ti Lancio dal Belgio) Bruxelles 11 settembre 2025 – Dopo alcuni Paesi europei e gli Stati Uniti, anche il Belgio sta valutando una mossa drastica per affrontare l’aumento della criminalità: il dispiegamento di forze militari per le strade delle principali città. La proposta, che mira a fungere da deterrente contro la criminalità legata alle gang giovanili, in gran parte di origine immigrata e di fede islamica, ha acceso un acceso dibattito che coinvolge politica, forze armate e l’intera società belga.
La discussione ha assunto contorni particolarmente delicati in un Paese che ospita le istituzioni di vertice dell’Unione Europea e della NATO. La questione centrale è se la presenza di soldati con armi da guerra sia la soluzione adeguata per affrontare un problema di sicurezza urbana che ha radici profonde nel tessuto sociale. I sostenitori della misura sostengono che la polizia è sovraccaricata e che il dispiegamento dell’esercito è un segnale di forza necessario per ripristinare l’ordine e la percezione di sicurezza tra i cittadini.
La criminalità, che spesso si manifesta in atti di violenza, traffico di droga e disordini, è un problema serio in diverse città del Belgio. Le autorità sottolineano che le gang giovanili, composte in larga parte da immigrati di seconda e terza generazione, sono sempre più organizzate e violente. In questo contesto, l’esercito viene visto da alcuni come l’unica forza in grado di garantire un’azione deterrente efficace.
Tuttavia, l’idea di militarizzare le strade solleva profonde preoccupazioni. Critici, tra cui analisti sociali e politici dell’opposizione, avvertono che una tale mossa potrebbe non solo polarizzare ulteriormente la società, ma anche alienare le comunità di immigrati. Il rischio è che i giovani si sentano ancora più emarginati e visti come un nemico interno, aggravando le tensioni sociali anziché risolverle.
Inoltre, molti si chiedono se l’esercito, addestrato per la guerra e non per il mantenimento dell’ordine pubblico, sia lo strumento giusto per affrontare reati complessi e con una forte componente sociale. Esperti di sicurezza sottolineano che un approccio militare potrebbe portare a un aumento degli scontri e della violenza, senza affrontare le cause profonde della criminalità, come la povertà, la mancanza di opportunità e l’integrazione fallita.
Mentre il dibattito si infiamma, il Belgio si trova di fronte a un bivio: da una parte, la necessità di garantire la sicurezza dei suoi cittadini, dall’altra il rischio di adottare misure che potrebbero compromettere la coesione sociale e il delicato equilibrio multiculturale che caratterizza la nazione. La decisione che verrà presa avrà conseguenze non solo per il Belgio, ma potrebbe anche fungere da precedente per altri Paesi europei che si trovano ad affrontare sfide simili.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Trieste)



