(Ti Lancio dal Friuli Venezia Giulia) Udine 20 giugno 2025 – Le austere mura della giustizia e l’inquietante complessità dei fatti di cronaca nera si sono incontrati a Udine, durante la presentazione del libro “La giustizia raccontata” (Meltemi Editore, 2025) degli avvocati Luca Ponti e Luca De Pauli. Un evento che ha catalizzato l’attenzione non solo degli addetti ai lavori, ma anche del pubblico, grazie alla centralità di un caso che per anni ha tenuto l’Italia con il fiato sospeso: l’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco (Pavia), e la condanna di Alberto Stasi.
Il dibattito, acceso e denso di spunti giuridici e umani, si è focalizzato anche sulle dinamiche e le controversie che hanno caratterizzato uno dei processi più mediatici e discussi degli ultimi decenni. La presenza degli avvocati Ponti e De Pauli, esperti del diritto, ha offerto una prospettiva privilegiata sulle complessità procedurali e sulle possibili evoluzioni giudiziarie.
Il caso Garlasco, con la sua trama fitta di interrogativi e il suo esito giudiziario che ha visto Alberto Stasi condannato in via definitiva per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, è tornato con prepotenza alla ribalta delle cronache. E proprio a Udine, dove si è tenuto un confronto aperto e attuale sul ruolo dell’avvocato nel contesto contemporaneo e sulla trasformazione della giustizia moderna, i riflettori si sono accesi sulle nuove mosse della difesa di Stasi.
Durante la presentazione condotta da Tommaso Cerno, è emerso chiaramente l’intento dei legali di Alberto Stasi: chiedere la revisione della condanna. Questo strumento giuridico, eccezionale e vincolato a precisi presupposti, permette di riaprire un processo ormai concluso con sentenza definitiva qualora emergano “nuove prove” o circostanze che, se conosciute in precedenza, avrebbero potuto portare a un diverso esito processuale.
La revisione è un percorso arduo e spesso in salita, che richiede un’accurata preparazione e la capacità di presentare elementi di fatto che non erano disponibili o non erano stati valutati appieno durante i precedenti gradi di giudizio.
Il dibattito udinese, dunque, non è stato solo un’occasione per presentare un libro, ma un palcoscenico per riaccendere l’attenzione su un caso che, a distanza di anni, continua a dividere e a suscitare interrogativi e sul rimedio giuridico che ora potrebbe – a distanza di moltissimi anni dai fatti – permettere di riaprirlo. La determinazione della difesa di Alberto Stasi di percorrere la via della revisione testimonia la volontà di non arrendersi di fronte a un verdetto definitivo, alimentando la speranza – per alcuni – di una possibile verità alternativa o, per altri, di una semplice riapertura di un caso già chiuso.
‘E’ sempre difficile trovare un giusto equilibrio tra la ricerca della “migliore verità “che, solo si presume a questo punto si possa raggiungere con più gradi di giudizio, quindi con una sottoposizione plurima, anche fuori dai rimedi ordinari, del caso alla giustizia umana, con la certezza di una “comunque accertata verità” al termine di un percorso giudiziario. Tutto ciò introduce inevitabilmente anche il tema dell’individuazione di quali siano i costi sociali sopportabili e anche diremmo accettabili da una comunità per avere una giustizia conforme alle aspettative di una collettività – cioè quelli che una comunità evoluta può realisticamente accollarsi senza sacrificare gli altri costi o investimenti su cui deve puntare per promuovere o difendere gli altri fondamentali obiettivi di pari tutela sociale -. Questo anche perché se la giustizia sbaglia, tutto sommato nessuno paga o rifonde le relative spese di “infruttuosità” delle risposte, come invece accade in altre aree dove si investe sempre il denaro pubblico e per l’effetto vi è il rischio, assecondando la ricerca senza fine della verità secondo la giustizia umana fallibile, di assecondare la tendenza a una deresponsabilizzazione più elevata e diffusa nell’esercizio delle proprie rispettive funzioni e ruoli da parte di tutti coloro che operano nel mondo “giustizia”’ conclude Luca Ponti.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Resia)



