(Ti Lancio dall’Italia) 24 settembre 2025 – L’estate 2024 rimarrà impressa non solo per il caldo torrido, ma anche per una drammatica conferma scientifica: le ondate di calore sono una minaccia mortale. A renderlo evidente è un nuovo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature Medicine, che ha rilevato come circa 63.000 decessi in Europa siano stati causati dalle temperature estreme. Un bilancio terribile, di cui l’Italia detiene il primato più amaro, con oltre 19.000 morti. Questo dato non è isolato, ma si inserisce in un trend preoccupante, dato che il nostro Paese si posiziona in testa a questa classifica per il terzo anno consecutivo.
Se l’Italia è la nazione più colpita in termini di numero assoluto di vittime, l’analisi rivela che i decessi non colpiscono in modo uniforme la popolazione. La fascia più vulnerabile è senza dubbio quella degli anziani, in particolare gli over 75, che rappresentano la stragrande maggioranza delle vittime. La loro fragilità, spesso aggravata da patologie croniche e un sistema cardiovascolare compromesso, li rende bersagli facili per il colpo di calore e le sue conseguenze. Va notato, tuttavia, che sebbene il nostro Paese sia al primo posto per numero di morti, la mortalità pro-capite (ovvero il numero di decessi ogni milione di abitanti) è più alta in altri Paesi, come la Grecia e la Bulgaria.
Ma perché l’Italia è così esposta a questo fenomeno? Le ragioni sono complesse e si intrecciano tra fattori demografici e ambientali. Innanzitutto, l’Italia ha una delle popolazioni più anziane d’Europa, una condizione che aumenta in modo esponenziale il numero di persone a rischio. Inoltre, la nostra posizione nel bacino del Mediterraneo ci espone a ondate di calore più intense e frequenti. A questo si aggiungono le caratteristiche del nostro tessuto urbano: molte città italiane sono densamente abitate, con poche aree verdi e un’alta cementificazione che crea il fenomeno delle “isole di calore”, dove le temperature rimangono elevate anche di notte, impedendo al corpo di recuperare.
Di fronte a un’emergenza che non è più solo climatica, ma sanitaria, diventa fondamentale agire. È necessario rafforzare le strategie di prevenzione, partendo da piani di allerta precoce e da una rete di assistenza domiciliare che possa raggiungere e supportare i cittadini più fragili. Parallelamente, è cruciale ripensare le nostre città: l’implementazione di tetti verdi, l’aumento delle aree alberate e l’uso di materiali da costruzione che riflettano la luce sono solo alcune delle misure che possono rendere i nostri centri urbani più vivibili. In ultima analisi, se da un lato dobbiamo imparare ad adattarci, dall’altro l’imperativo è agire sulla causa principale, il cambiamento climatico, riducendo le emissioni e lavorando per un futuro più sostenibile e sicuro.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Trieste)



