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ATTUALITA’. LAZIO. DENATALITÀ, CRESCE PERCENTUALE DI CHI DESIDERA UN SOLO FIGLIO E DI CHI RINUNCIA AD AVERNE

(Ti Lancio da Roma) Roma 28 maggio 2025 – Non è la fine del desiderio di maternità e paternità ma un insieme complesso di fattori economici, sociali, culturali – che vanno ben oltre la volontà individuale – a generare la denatalità : è la fotografia scattata dal Report FragilItalia “Avere un figlio oggi”, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana per testarne le opinioni relative al tema.

Di Admin Ti Lanciomercoledì 28 maggio 20253 min di lettura
ATTUALITA’. LAZIO. DENATALITÀ, CRESCE PERCENTUALE DI CHI DESIDERA UN SOLO FIGLIO E DI CHI RINUNCIA AD AVERNE

(Ti Lancio da Roma) Roma 28 maggio 2025 – Non è la fine del desiderio di maternità e paternità ma un insieme complesso di fattori economici, sociali, culturali – che vanno ben oltre la volontà individuale – a generare la denatalità : è la fotografia scattata dal Report FragilItalia “Avere un figlio oggi”, realizzato da Area Studi Legacoop in collaborazione con Ipsos, in base ai risultati di un sondaggio condotto su un campione rappresentativo della popolazione italiana per testarne le opinioni relative al tema.L’indagine, che aggiorna un’analoga rilevazione effettuata due anni fa, rivela che oltre un terzo dei giovani under 35 desidera avere due figli, ma aumenta di 9 punti la percentuale di chi si limita a desiderarne uno solo (il 24%) o rinuncia del tutto alla prospettiva di diventare genitore (il 25%). Il calo del desiderio di una famiglia numerosa si accompagna a un netto cambiamento nel vissuto emotivo legato alla genitorialità: la gioia, pur restando l’emozione prevalente (al 50%), è in calo di 9 punti percentuali, mentre crescono preoccupazione (+4 punti, al 31%, ma al 44% per il ceto popolare) e ansia (+3 punti, al 23%, ma al 31% nel ceto popolare). Una tendenza particolarmente evidente per gli under 30, dove la preoccupazione viene espressa dal 38% e l’ansia dal 30%.“La notizia è che non è tanto o solo la mancanza di desiderio a contribuire alla denatalità, ma un contesto economico e sociale che rende difficile, se non impossibile, trasformare quel desiderio in una scelta concreta”, afferma Simone Gamberini, presidente di Legacoop.

“Le persone -aggiunge- si trovano costrette a scegliere tra lavoro e genitorialità, in un sistema che non offre né certezze economiche né servizi adeguati. È inaccettabile che l’81% delle donne tema di dover abbandonare il lavoro per avere un figlio. È il segno di un divario di genere ancora profondo, che si traduce in una perdita non solo di equità, ma anche di crescita e coesione sociale. Il nostro Paese ha urgente bisogno di un patto economico e sociale che metta al centro il lavoro dignitoso, il sostegno alla genitorialità e la parità di genere. La cooperazione promuove modelli organizzativi più inclusivi, servizi di welfare aziendale e azioni concrete per una piena conciliazione vita-lavoro. La natalità non è solo una questione privata, ma una responsabilità collettiva di fronte agli andamenti demografici ben noti. Se una percentuale tanto grande di donne teme di perdere il lavoro per un figlio, il problema è del Paese, non delle madri. Investire nei giovani, nelle famiglie e nelle donne significa investire nel futuro dell’Italia”.

Nel dettaglio, il report si sofferma sui fattori che più possono influire sulla scelta di non avere figli. Tra le motivazioni economiche, al primo posto vengono indicati gli stipendi troppo bassi e il costo della vita in aumento (91%), seguiti dalla mancanza di stabilità lavorativa e da un’organizzazione del lavoro incompatibile con l’idea di avere figli (89%), dalla difficoltà oggettiva a conciliare lavoro e famiglia (88%), dalla difficoltà e dal costo di avere un’abitazione dignitosa (85%),dalla mancanza di supporto economico da parte dello stato (84%), dalla mancanza di sostegni pubblici per affrontare il costo del crescere i figli (83%), dalla paura di perdere il lavoro e dalle spese per l’istruzione dei figli (80%). I giovani e il ceto medio-basso, in particolare, esprimono maggiore sfiducia verso un sistema che non sembra in grado di garantire stabilità e prospettive.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Resia)

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