(Ti Lancio dagli Stati Uniti) New York 11 settembre 2025 – L’11 settembre non ci ha insegnato nulla. Ventiquattro anni dopo, l’11 settembre non vibra più come un tempo. Non c’è più la retorica battagliera del “mai più”, né lo slancio di un mondo unito che si stringe attorno agli Stati Uniti. Basta scorrere le prime pagine dei giornali americani più noti, da costa a costa, per cogliere un profondo senso di disillusione che permea la commemorazione di quest’anno. I titoli non gridano vendetta, ma sussurrano stanchezza.

L’aggressività e la forza dei primi anni, quando l’America sembrava la sentinella del mondo libero, hanno lasciato il posto a una retorica dimessa e rassegnata. Abbiamo esaminato i titoli di testate come il New York Times, il Wall Street Journal e il Washington Post, e la tendenza è inequivocabile. Non si parla più di “guerra al terrore” con la stessa convinzione.

Il New York Times, noto per la sua sobrietà, ha un titolo che suona come una dolorosa constatazione: “La nuova generazione dell’11 settembre” parlando di chi è rimasto. Ma l’articolo si spinge oltre, parlando di un mondo “più cinico e meno coeso”, tradendo l’amara consapevolezza che nulla è cambiato in meglio. Il Washington Post usa una parola che ricorre spesso: “solitudine”. Il loro titolo principale sottolinea come il vasto sistema di alleanze post-11 settembre si sia sgretolato. C’è un’amara sensazione che l’America, un tempo leader di una coalizione globale, si ritrovi ora più isolata che mai. Anche il Wall Street Journal, solitamente più orientato all’economia, riflette questa disillusione, con un’analisi sui costi non solo economici ma anche morali delle guerre seguite agli attentati, suggerendo che le “vittorie” promesse non si sono mai materializzate. Così pure Usa Today parla di un mondo sempre più isolato e di storiche alleanze ormai perse.

Oggi, l’11 settembre non è solo la commemorazione di una tragedia, ma anche lo specchio di una realtà più cupa. L’analisi dei titoli non solo riflette il dolore, ma anche l’incattivimento generale. Non c’è più la fiducia in un futuro migliore, ma solo la dura constatazione che il mondo, invece di progredire, sembra regredire. I conflitti si moltiplicano, le tensioni politiche si acuiscono, e la rabbia sociale permea ogni angolo del globo.

Questo 11 settembre, l’America e il mondo intero guardano indietro con un dolore che non è solo per le vittime, ma anche per ciò che è stato perso. Un mondo che sembrava potersi unire contro un nemico comune si è invece ritrovato a combattersi al suo interno. La ferita dell’11 settembre non è guarita, ma ha lasciato una cicatrice che non riguarda solo New York o Washington. È una cicatrice globale, un segno tangibile di una disillusione che ci fa sentire tutti più soli e più fragili in questo mondo incattivito.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di New York)



