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IMPRESE. ER E FVG. LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, SEMPRE PIU’ CALDO NELLE FABBRICHE. SERVE ADEGUARSI. LE METALMECCANICHE VIMI FASTENERS, TRENTON ED EUROLLS PRONTE A FARE FRONTE

(Ti Lancio dall’Emilia Romagna e dal Friuli Venezia Giulia) Reggio Emilia, Modena, Udine 5 settembre 2025 – Una nuova sfida per le imprese e le loro sedi produttive si sta facendo avanti in modo severo: fare fronte alle sempre più crescenti – in quantità e intensità – ondate di calore che,  in fabbrica, possono creare situazioni di malessere.

Di Admin Ti Lanciovenerdì 5 settembre 20256 min di lettura
IMPRESE. ER E FVG. LA SFIDA DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO, SEMPRE PIU’ CALDO NELLE FABBRICHE. SERVE ADEGUARSI. LE METALMECCANICHE VIMI FASTENERS, TRENTON ED EUROLLS PRONTE A FARE FRONTE

(Ti Lancio dall’Emilia Romagna e dal Friuli Venezia Giulia) Reggio Emilia, Modena, Udine 5 settembre 2025 – Una nuova sfida per le imprese e le loro sedi produttive si sta facendo avanti in modo severo: fare fronte alle sempre più crescenti – in quantità e intensità – ondate di calore che,  in fabbrica, possono creare situazioni di malessere.
Vimi Fasteners di Novellara (Re) si sta attrezzando da tempo, in vista dell’imminente futuro in cui si prevede una intensificarsi degli eventi, contro i quali, e per limitarne le conseguenze, serve agire subito. 
Vimi Fasteners, azienda leader nella produzione di organi di fissaggio, sta dimostrando un approccio proattivo per contrastare gli effetti del caldo estremo nei suoi stabilimenti.
Come afferma l’amministratore delegato, Marco Sargenti, l’azienda ha compreso l’importanza di questa nuova sfida e ha agito di conseguenza. “Siamo pienamente consapevoli delle nuove sfide dovute al cambiamento climatico in atto”, ha dichiarato Sargenti. “La salute e la sicurezza dei nostri dipendenti sono la nostra priorità assoluta, e questo richiede investimenti, cambiamenti organizzativi nel modo di lavorare ed attenzione al benessere delle persone”. L’azienda ha già implementato una serie di misure concrete per garantire un ambiente di lavoro più sicuro e confortevole, con il rinnovamento e potenziamento del sistema di raffrescamento e l’installazione di erogatori di acqua fresca nelle aree produttive migliorando l’efficienza e la capacità di mantenere temperature accettabili anche nelle giornate più torride.
Nei momenti di maggiore calore, vengono attivati anche raffrescatori industriali mobili per aumentare la circolazione dell’aria nelle aree più critiche come quella dei trattamenti termici, abbassando la temperatura percepita e offrendo sollievo ai lavoratori. Sono stati poi organizzati più turni lavorativi nelle mattine a discapito di quelli nelle ore più calde della giornata.
In certe condizioni particolarmente estreme l’azienda ha distribuito anche sali minerali ai dipendenti per garantire una corretta idratazione e contrastare il rischio di colpi di calore e disidratazione. Queste azioni non rappresentano soltanto un segnale di attenzione verso le persone, ma si inseriscono all’interno di un percorso più ampio di responsabilità aziendale. La scelta di intervenire in modo strutturato e tempestivo è infatti coerente con i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG), ai quali Vimi Fasteners aderisce con impegno, integrando la sostenibilità nei processi decisionali e operativi quotidiani.
«Il cambiamento climatico è una realtà e lo stress da calore sarà sicuramente una questione da affrontare in forma sistematica negli ambienti di lavoro. Tuttavia, ci saranno inevitabilmente delle differenze d’approccio: venite a fare impresa in montagna, per esempio, e i motivi saranno evidenti». 
È la considerazione generale che Carlotta Giovetti, presidente e ceo di Trenton, azienda metalmeccanica modenese con vocazione internazionale con sede sugli Appennini, sviluppa a fronte dell’allerta lanciata dall’Oms per lo stress da calore cui sono sottoposti un numero crescente di lavoratori a seguito dell’innalzamento delle temperature. Trenton, pur raggiungendo molte piazze del mondo con i suoi prodotti, ha mantenuto saldamente la sua produzione tra gli 850 e i 1200 metri sul livello del mare, a Frassinoro (Mo) e Fanano (Mo).
«Per l’altitudine cui lavoriamo e per la tipologia di lavorazione, fino ad ora l’innalzamento delle temperature non ha generato un impatto tale da rendere necessari provvedimenti specifici – spiega -, tanto da auspicare che il cambiamento climatico in corso possa essere una leva per un ritorno a popolare le aree montane anche da parte delle imprese». 
In ogni caso, l’imprenditrice condivide l’attenzione che l’Oms ha posto alla nuova questione che si pone in maniera generale negli ambienti di lavoro. «Il problema potrà essere affrontato in diversi modi a seconda dei contesti, ma anche della tipologia di lavoro e delle scadenze che un’azienda deve rispettare: nei nostri stabilimenti – esemplifica – ci sono già le fontanelle per avere l’acqua a disposizione e poter riempire le borracce, assicurando così un’adeguata idratazione. Nei kit di Pronto soccorso sono inoltre già presenti sali e integratori». 
Più in generale, ipotizzando un contributo per eventuali linee guida per il comparto industriale Giovetti ipotizza, tra l’altro, «la possibilità di aumentare le pause intra turno di lavoro o di aumentare il lasso di tempo della pausa; oppure di sospendere il lavoro nelle ore più calde, ma con il recupero, comunque, delle ore per il completamento del turno». Tuttavia, precisa, «è bene essere consapevoli che simili interventi è possibile che richiedanointerventi su tutto il sistema, dall’organizzazione del lavoro a nuove specifiche contrattuali». 
Quindi, «un tema da affrontare ma con l’attenzione a individuare le soluzioni richieste da ogni specifico contesto», conclude.
Renato Railz, presidente della multinazionale metalmeccanica friulana Eurolls, lancia una riflessione profonda: il modello industriale basato su giganteschi agglomerati di capannoni ha fatto il suo tempo. L’approccio tradizionale, incentrato sull’efficienza e sul risparmio tramite l’aggregazione dei servizi in complessi industriali, è diventato obsoleto. “Oggi i costi per la gestione di questi poli sono onerosi e finiscono per finanziare solo gli enti preposti, senza un vero beneficio per le aziende e l’ambiente,” dichiara Railz.
L’imprenditore friulano ha già implementato soluzioni concrete nel suo stabilimento per contrastare il caldo, come la coibentazione e i sistemi di raffreddamento. “Ma questa è solo una soluzione tampone,” sottolinea. La vera rivoluzione, secondo lui, deve essere di sistema. La fabbrica del futuro non può più essere un’entità isolata e grigia, ma deve integrarsi armoniosamente nel tessuto urbano e naturale. “Le fabbriche devono tornare a essere belle. Non possono più esistere gli agglomerati industriali brutti, che deturpano il paesaggio e non offrono qualità della vita,” afferma Railz. Il nuovo paradigma industriale, secondo il presidente di Eurolls, deve mettere al centro il rispetto per l’ambiente e la comunità. “Oggi il modello è chiaro: le fabbriche devono essere dotate di un’attenzione particolare al verde e all’estetica, integrandosi con l’ambiente urbano, diventando parte integrante e positiva del paesaggio.” Questa visione va oltre la semplice sostenibilità energetica. Parla di un cambiamento culturale e strutturale, dove la produzione industriale non è più vista come un male necessario, ma come un’opportunità di sviluppo che va di pari passo con la tutela del territorio e il benessere delle persone. La fabbrica del futuro sarà un luogo dove innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e bellezza architettonica si fondono in un nuovo modello di crescita.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di Trieste)

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