(Ti Lancio dagli Stati Uniti) New York 27 ottobre 2025 – L’ambizioso progetto Starlink di SpaceX, la compagnia aerospaziale di Elon Musk, ha raggiunto un traguardo storico e, per molti, inquietante: la costellazione controlla ormai una quota preponderante dei satelliti operativi in orbita terrestre.
Secondo le stime più recenti, Starlink possiede circa due terzi (oltre il 60-70%) di tutti i satelliti attivi sopra le nostre teste, concentrati per lo più nella LEO (Low Earth Orbit). Questo dominio è stato reso possibile da una frenetica attività di lancio, che ha superato la soglia dei 10.000 satelliti totali inviati nello spazio.
La costellazione Starlink ha l’obiettivo di fornire accesso a Internet a banda larga ad alta velocità e bassa latenza a livello globale, in particolare nelle aree rurali o scarsamente servite. L’enorme quantità di lanci è resa possibile dall’utilizzo dei razzi riutilizzabili Falcon 9 di SpaceX, che consentono di inviare decine di satelliti in un’unica missione.
Al momento, i satelliti Starlink operativi in orbita sono stimati essere circa 7.000-8.600 , su un totale di circa 11.000 satelliti attivi globali (il numero esatto varia a seconda delle fonti e del conteggio di quelli in fase di rientro o non ancora in posizione operativa).
Questa concentrazione di asset spaziali solleva una serie di preoccupazioni a livello globale. L’orbita bassa (LEO), dove si trovano gli Starlink, è la regione più affollata. Nonostante i satelliti Starlink siano progettati per deorbitare e disintegrarsi in atmosfera alla fine della loro vita utile, l’enorme numero aumenta esponenzialmente il rischio di collisioni e la creazione di detriti spaziali. Un aumento dei detriti potrebbe rendere impraticabile l’orbita per future missioni. Gli astronomi denunciano da anni la “cementificazione” del cielo. I satelliti, particolarmente luminosi, lasciano le strisce nelle esposizioni dei telescopi, interferendo pesantemente con l’osservazione scientifica del cosmo. Il controllo di un’infrastruttura di comunicazione spaziale così cruciale da parte di un’unica azienda privata (e di un singolo individuo) solleva interrogativi sulla governance spaziale, sulla concorrenza e sull’accesso equo allo spazio da parte di altre nazioni e aziende. L’approccio di Starlink sta spingendo anche altri paesi, come la Cina, a velocizzare i propri piani di costellazioni satellitari.
Questa concentrazione di asset spaziali solleva una serie di preoccupazioni a livello globale. L’orbita bassa (LEO), dove si trovano gli Starlink, è la regione più affollata. Nonostante i satelliti Starlink siano progettati per deorbitare e disintegrarsi in atmosfera alla fine della loro vita utile, l’enorme numero aumenta esponenzialmente il rischio di collisioni e la creazione di detriti spaziali. Un aumento dei detriti potrebbe rendere impraticabile l’orbita per future missioni. Gli astronomi denunciano da anni la “cementificazione” del cielo. I satelliti, particolarmente luminosi, lasciano le strisce nelle esposizioni dei telescopi, interferendo pesantemente con l’osservazione scientifica del cosmo. Il controllo di un’infrastruttura di comunicazione spaziale così cruciale da parte di un’unica azienda privata (e di un singolo individuo) solleva interrogativi sulla governance spaziale, sulla concorrenza e sull’accesso equo allo spazio da parte di altre nazioni e aziende. L’approccio di Starlink sta spingendo anche altri paesi, come la Cina, a velocizzare i propri piani di costellazioni satellitari.
(Dispaccio di Ti Lancio della redazione di New York)



