(Ti Lancio dall’Italia) Roma 19 febbraio 2025 – 73.11.03: non sono tre numeri da giocare al lotto per una speranza di vincita, magari sulla ruota di Napoli per un bel terno, bensì il codice Ateco per iniziare l ’attività di influencer e content creator. Chi decide di diventare un influencer e ottenere un reddito da questa professione che dispensa consigli e “influenza” il pubblico su determinati acquisti o modelli di vita, e lo stesso vale per chi realizza contenuti come immagini, filmati per la rete, ha ora la possibilità di aprire una partita iva specifica. Dopo tre anni di incontri fra le associazioni di categoria e le istituzioni è stato raggiunto l’accordo che permette a queste due nuove professioni di avere una propria identità con tutti i vantaggi che ne possono derivare, come avere in futuro una pensione.
Da gennaio 2025 chi ritiene di essere un influencer o un content creator dovrà aprire una partita Iva, registrarsi alla Camera di Commercio, avere una PEC, la possibilità di fare una firma digitale e rispettare gli obblighi contributivi e fiscali come il regime forfettario e i contributi per l’Inps.
Non appena la creator economy ha iniziato ad attirare capitali in Italia, il Fisco ha pensato bene di intervenire e normare un settore economico che secondo alcune statistiche vale circa 4 miliardi di euro. La piattaforma social di Meta muove circa 3,3 miliardi di euro mentre TikTok (446 milioni di euro) e YouTube (279 milioni di euro) seguono molto distanziati. La spesa per l’influencer marketing, inoltre, è cresciuta del 33% dal 2020 al 2023, anno in cui ha raggiunto una quota complessiva di 323 milioni di euro. Il settore degli influencer in Italia rappresenta una risorsa importante per l’economia, anche in termini di posti di lavoro. Le stime parlano di 18mila posti a tempo pieno legati al settore della creator economy. Considerando anche l’indotto, ci sono oltre 51mila posti di lavoro connessi alle attività degli influencer italiani.
(Dispaccio di Ti Lancio di Paolo Ruini)


