(Ti Lancio dalla Toscana) Firenze 5 ottobre 2025 – Tajani: “Porteremo il nostro contributo” alla conferenza in Egitto. L’importanza della comunità cristiana come “elemento di stabilità”. L’Italia si posiziona in prima linea per la futura ricostruzione dello Stato palestinese e delle aree devastate a Gaza. Lo ha annunciato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, a margine del Festival nazionale dell’Economia civile a Firenze, sottolineando l’impegno attivo del governo in vista di un’imminente conferenza internazionale.
Rispondendo a una sollecitazione sulla necessità di favorire la ricostruzione a Gaza, come auspicato dal cardinale Pierluigi Pizzaballa, che aveva chiesto supporto per iniziative economiche ispirate al bene comune, Tajani ha confermato la partecipazione italiana.
“Siamo pronti a partecipare attivamente alla fase della ricostruzione dello Stato palestinese, ma anche della ricostruzione delle parti distrutte durante questa guerra,” ha dichiarato il ministro. “Dovrebbe esserci presto in Egitto una conferenza che si occupa proprio di questo, e noi porteremo il nostro contributo.”
La visione del governo non si limita all’aiuto materiale, ma mira a stabilire le basi per una ripresa duratura attraverso l’economia sociale.
Un punto chiave evidenziato dal ministro degli Esteri riguarda il ruolo della comunità cristiana nell’area mediorientale. Tajani ha rimarcato la costante condanna agli attacchi subiti dai cristiani sia a Gaza sia in Cisgiordania.
“La Chiesa è presente in tutta quell’area,” ha detto Tajani, specificando che l’attenzione verso i cristiani palestinesi non è dettata da una valutazione differente della vita umana (“non perché la vita del palestinese cristiano valga più di quella del palestinese di un’altra religione”), ma perché essi rappresentano un “elemento di pace e di stabilità” in tutto il Medio Oriente.
Proprio per questa loro funzione di equilibrio, la comunità cristiana potrà essere un attore fondamentale nel processo di ripresa. “Li potremmo coinvolgere proprio per cominciare a costruire queste reti di economia sociale una volta finita la guerra,” ha concluso il vicepremier, delineando una strategia che vede nella cooperazione e nel tessuto sociale la via per una pace e una stabilità durature.



